LA FIGURA DI ULISSE NEL SONETTO "A ZACINTO"
(U. Foscolo)

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giaque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non taque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimate sepoltura.

(Ugo Foscolo, Sonetti, Dall’Ortis alle Grazie, cit.)

 

Nel sonetto foscoliano il legame fra il poeta e Ulisse è costituito dal tema dell’esilio. Entrambi sono esuli e costretti a peregrinare e a sospirare per la patria lontana. Foscolo evoca la figura di Ulisse per sottolineare la propria sofferenza per la lontananza dalla natìa Zacinto.

Il rapporto tra i due ha, però, anche una connotazione fortemente contrastiva: mentre l’eroe omerico riuscì ad approdare alla sua petrosa Itaca, Foscolo, invece, è consapevole dell’impossibilità del ritorno, presago della sua morte in terra straniera senza il conforto delle lacrime dei suoi cari.

Rimane come unico risarcimento il canto poetico.

(Tommaso Santi, 2I1)